Snia, le ruspe finiscono davanti al Tar

(Alinews.it) – Torino, 1 ott – Il Tar si eprimerà sull’istanza cautelare già il prossimo nove ottobre. Il comitato ‘Snia Rischiosa’ ha infatti deciso di ricorrere alle vie legali per l’abbattimento dell’ex Snia Viscosa avvenuto il giugno scorso in una giornata di grande tensione. Un esposto alla procura della repubblica e un ricorso al Tar presentato dagli avvocati Domenico Frangipane, Fabio Balocco e Andrea Vitale. Gravi violazioni di legge spiegano i legali, nella procedura che dovrà portare lì dove una volta c’era la fabbrica, prima Diatto e poi Snia, alla costruzione di palazzi, centro commerciale, e un parcheggio che dicono i ricorrenti “ha avuto l’unico scopo di abbattere gli oneri urbanistici”. “Speriamo di avere un pm che abbia voglia di approfondire”, dice Frangipane. Obiettivo dell’offensiva legale, la prima nel suo genere è quello di arrivare a un confronto per ripensare l’edificabilità dell’area: “abbiamo bisogno di biblioteche, aree verdi, asili”, dice Massimo Schenone del comitato Snia Rischiosa. E se fallirà, spiegano i promotori , farà comunque sentire il fiato sul collo della cittadinanza all’amministrazione. La prima di una serie di controlli dei residenti sulle grandi operazioni immobiliari. Le accuse dei promotori si concentrano soprattuto sul vincolo della soprintendenza per la struttura liberty, introdotto nel 2007 e cancellato tre anni più tardi su sollecitazione di Prelios. “La datazione della Cisterna abbattuta (1946, con un’età quindi inferiore ai 70 anni, necessari per dichiarare l’immobile comunque sottoposto a tutela, ndr) è stata falsificata” , sostiene Schenone. E una foto recuperata dal Comitato mostra infatti il muro dell’allora Diatto già presente nel 1944. Ricorda che l’ex assessore Ilda Curti aveva promesso un incontro con la circoscrizione e la soprintendenza per spiegare la rimozione di quel vincolo, ma di quel chiarimento si è persa traccia. “rinnoviamo l’invito al nuovo assessore”, dice Schenone. Spiega l’vvocato Balocco che “Si è inteso prescindere totalmente dalla legalità procedimentale”. Innanzitutto si è utilizzato lo strumento della variante parziale, anziché , come occorreva, con una variante strutturale, e priva di causa perchè prevista solo per aree non o solo parzialmente urbanizzate. C’è un permesso di costruire convenzionato, ma la convenzione non è mai stata mostrata. L’eliminazione del vincolo poi non appare sufficientemente motivato. E si ricorda nell’esposto che soltanto l’allora sindaco Sergio Chiamparino aveva chiesto alla soprintendenza se il bene fosse tda tutelare ottenendone la risposta affermativa. “E ciononostante – spiega l’avvocato Balocco – il bene viene venduto al fondo città di torino (a cui partecipano Intesa-Sanpaolo e Pirelli re) che ha lo scopo di creare redditività”. Una predazione diretta del tessuto urbano, sostiene il consigliere regionale Fabrizio Biolè che ha finanziato l’iniziativa con il denaro del suo fondo personale costituito con la gran parte della sua indennità.

Fonte: Alinews.it, vecchia edizione

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